Chi siamo, a che modo di vivere siamo più affini, la montagna di cui ci narra Cognetti è un luogo che custodisce la memoria, un modo per tornare a se stessi.La montagna come società nobile e ideale, con i bivacchi aperti per i viandanti, con i codici di salita e il darsi il passo sui sentieri, diventa una categoria dello spirito. “Mio padre detestava gli sciatori, non voleva saperne di mischiarsi a loro: trovava qualcosa di offensivo nel gioco di scendere per la montagna senza la fatica di salirci.”
Il tema delle origini e del passaggio generazionale, dell’eredità dei padri e di come farla propria; un libro che parla della vita che ripercorre binari rimasti inceppati e prova a proseguire lasciando rovine da ricostruire come seconde possibilità. Un libro molto ben scritto che parla alle nostre vite assediate dal conformismo e dal canto di sirena delle scorciatoie che snaturano il senso, rinnegando l’inevitabilità delle perdite, la necessità del tempo e della cura.
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