L’angolo degli sgaravelli di Zucchini

“Sgaravelli” si dicevano - e spero si dicano ancora, a dispetto della disastrosa rottamazione dei lessici dialettali -, nelle campagne della Bassa modenese, certi grappolini d’uva sfuggiti alla diligenza dei vendemmiatori; vuoi perché generalmente piccoli o perché nascosti dietro i pampini più grandi.
Fatto sta che rimanevano nella vigna e potevano godersi gli ultimi soli fino a metà Ottobre...
Gli sgaravelli erano “res nullìus “, come le spighe del grano che rimanevano sul terreno dopo la raccolta. I padroni della terra e della vigna non ci avevano più alcun diritto di proprietà: res nullius, a disposizione gratuita degli spigolatori o dei raccoglitori occasionali: già nel diritto romano. La cosa era segnalata anche dall’abitudine di scambiarsi i verbi relativi ai due regali: così si poteva dire ‘sgaravellare’ per ‘spigolare con poca raccolta’ e ‘spigolare’ gli sgaravelli dimenticati. Preziose le spighe, dolci gli sgaravelli.
Così amerebbero essere tenuti questi scrittelli...
Come si vedrà, non si tratta di scritti propriamente psicoanalitici: bensì di scritture di pensieri che senza la cultura psicoanalitica non si potrebbero né pensare né scrivere.
Gino Zucchini