Filippo Barosi: Alla fine di gennaio 2026 il Centro Psicoanalitico di Bologna ha proposto tre seminari rivolti a professionisti che operano nel settore della salute mentale infantile e adolescenziale dedicati ai momenti fondamentali dello sviluppo umano: la perinatalità, l'infanzia e l'adolescenza.

Il titolo del ciclo formativo è La cura del legame.

Nel primo di questi incontri che hanno riscosso ottimi interessi sia per i contenuti che per il numero di partecipanti, Silven Missonier, psicologo, filosofo e psicoanalista, professore di psicologia clinica all'Università di Carta di Parigi, ha parlato con la collaborazione di Lenio Rizzo degli interventi pre e postali precoci in una relazione dal titolo La consultazione terapeutica prima e dopo la nascita.

Nel secondo incontro Florence Ginard con il suo lavoro La psicoanalisi con il bambino e l'adolescente, l'intreccio di più infantili ha parlato di ciò che si muove tra paziente e analista e che trae linfa dall'incontro con la base esperienziale infantile sia del paziente che dell'analista.

Nel terzo incontro il 28 marzo, Irene Ruggiero presenterà una sua riflessione dal titolo Al cuore della cura. Intrecci relazionali con genitori e colleghi nel lavoro con gli adolescenti.

Come si può vedere sono temi di grande attualità che, a partire dalle relazioni primarie tra genitori e bambini hanno trattato le tappe fondamentali dello sviluppo. In quest'ultima presentazione Irene Ruggiero affronterà tematiche specifiche dell'adolescenza a partire dalle caratteristiche trasformazioni associate alla pubertà e agli interrogativi che queste pongono all'adolescente, ai genitori e alle persone che si prendono cura di lui. In particolare affronterà la necessità di tenere in considerazione la figura dei genitori e le modalità con cui diverse figure professionali interagiscono tra loro.

Anche se è una persona ben nota nel settore, chiediamo a Franco D’Alberton, Presidente del Centro Psicoanalitico bolognese ed esperto nell'analisi del bambino e dell'adolescente, di introdurre la figura di Irene Ruggiero e ai temi clinico-teorici da lei trattati.

Franco D’Alberton: Nel panorama italiano e internazionale Irene Ruggiero è a buona ragione considerata una delle massime esperte nel campo dell'adolescenza. Psicoanalista con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana, ha formato intere generazioni di psicoanalisti e psicoterapeuti che si sono cimentati con ragazzi e ragazze di questa fascia di età e ha svolto

un'intensa opera di supervisione per gruppi di colleghi impegnati in varie realtà istituzionali di cura e tutela degli adolescenti.

FB. Perché l'adolescenza è oggetto di un'attenzione così diffusa?

FDA. Beh, basta guardare ogni giorno i fatti di cronaca per cogliere una sofferenza adolescenziale che si esprime in modi sempre più preoccupanti. Fattori sociali, economici, etnici e culturali e rompono quasi ogni giorno nelle espressioni di disagio giovanile che, come un anello debole di una catena generazionale, espone i giovani ad esperienze sempre più radicali.

Dal punto di vista interpsichico, l'adolescenza può essere considerata un crocevia dell'esperienza umana perché si colloca a cavallo tra le esperienze legate alle relazioni primarie e ai lasciti che queste depositano nell'individuo rispetto al sentimento di consistenza e di coesione di sé. La vita adulta dipenderà molto dal modo in cui queste esperienze rivisitate, trasformate dal percorso adolescenziale saranno in grado di sostenere i processi di trasformazioni legati al ciclo vitale.

FB. Come mai il corpo è così importante in adolescenza?

FDA. Il corpo riveste un'importanza fondamentale perché con la pubertà lo sviluppo fisico comporta trasformazioni impressionanti e rapide. I ragazzi e le ragazze sperimentano un'improvvisa crescita staturale che li porta al raggiungimento dell'altezza finale, alla pienezza della forza fisica, alla maturazione degli organi sessuali con il conseguente raggiungimento della fertilità e dei caratteri sessuali secondari. I cambiamenti nel corpo determinano un profondo sconvolgimento dell'equilibrio psicologico raggiunto nell'infanzia e richiedono al preadolescente un grande lavoro psichico per adattarsi a queste improvvise modifiche, soprattutto in un momento in cui a livello mentale l'acquisizione delle capacità operatorie formali del pensiero ipotetico deduttivo, cioè la possibilità di fare operazioni mentali a prescindere dai dati concreti apre a ampissimi e inesplorati orizzonti.

Se fino alle soglie della pubertà i dati concreti della realtà erano necessari, da lì in avanti i ragazzi diventano sempre più capaci di effettuare operazioni formali, di ragionare sulla base di ipotesi e immaginare come possibili questioni teoriche senza la complementare capacità però di un

giudizio critico che solo l'ulteriore maturazione e l'esperienza potranno dare. Ciò d'altra parte favorisce un'autonomia intellettuale che risuona e si rafforza con il bisogno di autonomia e di affrancamento dalle figure genitoriali. Si sapeva già dai primi studi di Anna Freud che ciò che caratterizza la preadolescenza è un aumento quantitativo delle pulsioni, delle loro caratteristiche pregenitali e delle fantasie che hanno caratterizzato l'espressione della sessualità nella prima infanzia, una pressione istintuale irruente e non uniforme che oltre a mettere in tensione Ideale dell'Io e il Superio, mette la prova l'Io e le sue funzioni, soprattutto le capacità rappresentative e di simbolizzazione, rischiando di sopraffare la capacità della mente in formazione di elaborare psichicamente i cambiamenti somatici e relazionali.

FB. Quali sono gli argomenti principali trattati nell'intervento di Irene Ruggiero?

FDA. Irene Ruggiero illustrerà le sue considerazioni basandosi sulla sua lunga esperienza professionale in questo campo. Ci proporrà un metodo che è riuscita ad elaborare nel tempo e nel tentativo di superare alcuni errori del passato. Il primo era quello di tenere fuori i genitori dal processo terapeutico, a volte considerandoli come una sorta di disturbo per la purezza della tecnica. E’ l'intensità della dimensione emotiva e delle espressioni sintomatologiche dei ragazzi che a volte crea delle divisioni tra genitori, insegnanti e terapeuti che diventano ricettacoli per emozioni che per i ragazzi sono difficili da sostenere in loro stessi. Anche la dimensione terapeutica spesso non risulta indenne perché entra in gioco anche l'infantile negli adulti a contatto con l'adolescente,

come ci ha descritto Florence Guignar nel secondo degli incontri di questo ciclo di formazione.

In queste situazioni è anche il vissuto adolescenziale del terapeuta che viene cimentato e dev’essere elaborato in identificazioni mature con l'adolescente, ma anche con il genitore. Irene Ruggero, senza proporre modelli precostituiti, ci porta verso un lavoro integrato con i genitori che rispetti il

vincolo di riservatezza propria della dimensione terapeutica, ma che non metta, tra parentesi fuori dalla porta i genitori, prevedendo uno spazio di condivisione e rispetto per le preoccupazioni che esprimono. Ruggiero sottolinea la progressiva consapevolezza che un intervento terapeutico con gli adolescenti non possa prescindere da una cura del legame con i genitori.

FB. E in cosa consiste il metodo del quale si parlerà in questo seminario?

FDA. La proposta che ci fa Irene Ruggiero sembra trarre spunto dalle terapie di 

individuazione utilizzate da Tommaso Senise e vede coniugare una terapia con momenti da individuare con i genitori e la necessità di una relazione duale per l'adolescente con le sue caratteristiche di confidenzialità e riservatezza. Dopo un primo momento di incontro con i genitori, segue un certo numero di incontri con l'adolescente che porta ad un eventuale progetto terapeutico, il quale previo il consenso del soggetto, ma la mia esperienza è che quasi sempre i ragazzi accettano. Questa è una cosa che dico ai genitori, le due strade ci separano operativamente,

se necessaria viene così avviato una terapia con il ragazzo o la ragazza. E in tempi e modi da concordare un percorso parallelo per i genitori proposto e motivato con un altro terapeuta,

con la finalità di comprendere le problematiche dei figli e le difficoltà che di fronte ad esse possono provare i genitori. I genitori quindi non vengono visti come pazienti, ma come potenziali

collaboratori nello stare in contatto con i problemi del figlio. È spesso, infatti, sorprendente nella prima presa in carico della terapia con un adolescente la grande differenza tra l'immagine che gli uni pensano che l'altro abbia di loro e quanto poco queste effettivamente corrispondano ai pensieri e preoccupazioni dell'uno o degli altri. Nel complesso si tratta di un percorso non facile. A tutti gli

attori del progetto terapeutico globale è richiesto un profondo contatto con le proprie componenti emotive per consentire identificazioni adeguate sia per immedesimarsi con la posizione dei ragazzi ma anche con quella dei genitori.

FB. Cosa dire a proposito degli intrecci relazionali che si sviluppano nel rapporto con i colleghi?

FDA. Il metodo proposto presuppone una collaudata consuetudine lavorativa tra colleghi per favorire un confronto che può comportare anche visioni diverse che sono dovute alle diverse parti scisse con cui i terapeuti possono essere venuti a contatto, ma con il fine di integrarle senza riprodurre divisioni o contrasti. Anche per questo delicato lavoro è richiesta una grande riservatezza e una continenza da parte dei professionisti. Quanto appreso nel proprio lavoro deve infatti essere tenuto riservato. A volte una condivisione tra colleghi può rappresentare anche un momento di sfogo o di comunicazione di aspetti che nell'altra stanza di terapia non erano ancora emersi.

Questo è un rischio da evitare sempre perché venire a conoscenza di cose di cui il paziente non ha ancora parlato può mettere il suo terapeuta in una condizione difficile e influenzare il suo modo di stare nel rapporto. Il lavoro molto legato alla clinica che Irene Ruggiero propone aiuta a contenere i rischi che sono impliciti nell'esplorazione di aree dense di emozioni come quelli nel lavoro con l'adolescente e la sua famiglia.

FB. Bene, grazie. Ringraziamo Franco D'Alberton, presidente del Centro Psicoanalitico di Bologna, per questa introduzione al lavoro di Irene Ruggiero.

FDA. Grazie Filippo. Spero che questa chiacchierata possa incuriosire l'ascoltatore e invogliarlo ad ascoltare il pensiero di Irene Ruggiero direttamente dalla sua voce nell'incontro di sabato 28 marzo, il cui programma, orario e modalità di iscrizione può essere trovata sul sito del Centro Psicoanalitico bolognese.