È uscita per i tipi di Mimesis un’importante riedizione de “Il lavoro del negativo” (1993), il libro di André Green entrato a far parte dei classici del pensiero psicoanalitico. Arricchita da alcuni brevi scritti inediti, questa nuova edizione italiana è introdotta da un’approfondita prefazione di Maurizio Balsamo che aiuta il lettore a percorrere il collegamento fra il pensiero di Green e quello di autori fondamentali come Bion e Winnicott, contribuendo a permettere un lavoro di legamento laddove, si potrebbe dire, lo stesso pensiero analitico ha conosciuto, nei suoi diversi sviluppi teorici, complesse vicende di slegamento.
Come scrive Balsamo, nel pensiero di Freud esiste un intero lessico del negativo: “La negazione, il diniego, il negativismo, il negativo, la nevrosi come negativo della perversione, la reazione terapeutica negativa, il transfert negativo, il complesso edipico negativo, l’allucinazione negativa” (Balsamo, 2025, p. XI) sono termini di assoluto rilievo nell’opera freudiana. Nel pensiero di Green, tuttavia, questi concetti troveranno un ulteriore senso d’insieme consentendo di teorizzare quel “lavoro del negativo” che oggi rappresenta uno strumento prezioso per la comprensione psicoanalitica della clinica e della psicopatologia della contemporaneità.
È anche riconoscendo il valore del lavoro del negativo che comprendiamo le difese psichiche non propriamente come qualcosa da smontare o smascherare, ma come un tentativo di trovare una comunicazione non ancora avvenuta, che nella coazione a ripetere – su cui Green rifletterà seguendo alcune tracce essenziali del pensiero ferencziano – comincia a insistere per arrivare a realizzarsi. Già in uno scritto del 1988, in una prefazione a un libro di Brusset dedicato alla psicoanalisi del legame, Green nota come Freud parli di oggetto ogni volta che la teoria considera gli effetti della sua perdita (p. 21). Ma se da un lato la nascita dell’individuo avviene lungo una perdita originaria, dall’altro essa è intimamente connessa alla responsività dell’Oggetto e alle sue vicissitudini, in positivo e in negativo, che Green non mancherà mai di sottolineare con il suo continuo lavoro di “legamento” fra clinica e metapsicologia. Il lavoro del negativo diviene così il lavoro che si compie “nel riconoscimento, nell’intelligibilità condivisa e rilanciata dal processo di interiorizzazione che raddoppia l’esistenza reale […] ponendo le basi di una dinamica integrativa, di ripresa di ciò che è rimasto in giacenza” (Balsamo, 2025, p. XX).
Possiamo concludere questa breve nota ricordando come l’idea di un negativo che diviene elemento di funzionamento vitale era presente anche nel modo in cui Freud pensava la stessa psicoanalisi, sui cui limiti e confini non smise mai di riflettere: “La psicoanalisi è parte della scienza e può dunque aderire alla Weltanschauung scientifica. Questa, tuttavia, non merita tale nome altisonante, perché non abbraccia ogni cosa, è troppo frammentaria, non ha alcuna pretesa di essere un tutto in sé compiuto e di costituire un sistema […] Una visione del mondo eretta sulla scienza ha, tranne l’accento posto sul mondo esterno reale, tratti essenzialmente negativi, come quello di sottomettersi soltanto alla verità, nel rifiuto di ogni illusione” (Freud, 1932, p. 284).
Bibliografia
Balsamo M. 2025 Pensare il negativo con André Green. Prefazione a Green A. Il lavoro del negativo, pp. XX-XXXVII
Freud S. 1932 Nuova serie di lezioni. In OSF vol. 11, Boringhieri, Torino, 1982, pp. 121-284
Green A. 1988 La pulsione e l’oggetto. Prefazione a Brusset B., La psicoanalisi del legame, Borla, 1988, pp. 5-25
Green A. 1993 Le travail du négatif. Les editions de Minuit, Paris. ed. it. Il Lavoro del negativo. Mimesis, Milano-Udine, 2025