Ripercorrere la storia diventa nel protagonista un percorso esistenziale, un modo di interrogare anche il proprio passato prossimo, chiedendosi cosa si è diventati. Bertoni anima il suo protagonista contro quegli anni ’80 che hanno rappresentato l’epoca di formazione della sua generazione, considerandoli portatori di un lassismo degli ideali e di una degenerazione culturale, una de-moralizzazione nei palinsesti dell’entertainment. Eppure sono stati anche anni di stragi, attentati, terremoti, da Ustica a Cernobyl, dal referendum sull’aborto alla caduta del muro, dall’AIDS alla fine della guerra fredda: “queste cose enormi che ti scivolano addosso e il giorno dopo non te le ricordi più. E poi un pulviscolo che è l’aria stessa, che respiri e ti modifica da dentro e non te ne rendi conto.” Forse si resta appannati nell’indifferenza quando tutto scorre troppo veloce e diffuso per le nostre capacità di comprenderlo davvero nel profondo?

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