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"L’estate che sciolse ogni cosa" di Tiffany McDaniel (Blu Atlantide, 2020) - Recensione di Manuela Martelli

estate che sciolse ogni cosa

Mi sono ritrovata tra le mani come regalo misterioso “L'estate che sciolse ogni cosa”, di Tiffany McDaniel. Forse, se ne avessi letto sul retro la definizione di “romanzo gotico” non lo avrei aperto. Per fortuna o per scissioni, non ho girato il libro e sono entrata nello spazio del racconto con fiducia, senza guardare nessun commento, quasi sfidando l'ignoto.

Esattamente come accade nell'apertura della storia: una sfida nel Giardino dell'Eden, dove Adamo ed Eva mangiano il frutto e ascoltano il serpente, per poter essere come Dio e sapere se Dio esiste. O la sua creatura, il Diavolo. Anch'io non ho voluto vedere l'altra faccia, quella nascosta, il retro, appunto, del libro e della storia, narcisisticamente presa dalla mia curiosità.

Ma subito ho incontrato la parte oscura nel libro.
Ecco l'incipit:
“Il caldo arrivò insieme al diavolo. Era l'estate del 1984 (qualcosa ricorda il celebre romanzo di Orwell ma qui tutto è più oscuro e indefinito) e il diavolo era stato invitato”.
Una storia “noir” ha inizio, dove ogni capitolo, che ha come introduzione una frase del Paradiso Perduto di John Milton, ci porta a vedere e sentire con tutti i sensi vicende drammatiche e misteriose.

I protagonisti sono una famiglia benestante di un piccolo paesino dell'Ohio, i Bliss, nome che significa “Felicità, Gioia”: i genitori, i due figli e il cane Granny. Insieme a loro il Diavolo: Sal, un ragazzino nero (il tema razziale è uno tra i tanti) vestito di una salopette blu. Intorno si anima tutto il paese di Breathed, tanti personaggi che diventano un'unica massa.

Il padre della famiglia Bliss, Autopsy, ha scritto una lettera al diavolo, invitandolo, perché, come indica il significato del suo nome, vuole “vedere con i propri occhi”. Così parte la sfida tra il Bene e il Male, tradizionali protagonisti dei romanzi gotici, che, iniziata in sordina e misteriosamente, via via si amplierà sempre più, coinvolgendo l'intero paese.
Il “criceto” Sal (così è descritto da chi lo incontra inizialmente) sarà trasformato o si trasformerà nel Diavolo e la lotta sarà sempre più chiaramente quella dell'Uomo Autopsy contro Dio o contro il Male, figura forse più tragica del giusto Giobbe.

La vicenda è raccontata in prima persona dal figlio minore della famiglia Bliss, Fielding, in un continuo muoversi tra presente e passato, un passato che è più che mai ancora presente e futuro.

C'è qualcosa, in questa narrazione, che seduce il lettore. Qui il dolore realista, che, in quanto tale, si può contenere e sopportare, lascia il passo al dolore dalle tinte forti e scioccanti, è nero e rosso ad un tempo, mescolato di paura e disgusto, ha il sapore del fiato sospeso. In mezzo a questo fango misterioso, ciò che spinge a procedere in una lettura dolorosa e angosciante, è stata per me una scrittura poetica e quasi pittorica, che mi ha fatto incontrare delle vere e proprie meraviglie descrittive, di fronte alle quali mi sono fermata a contemplare il Bello.

Ecco qualche pennellata invitante.
Breathed “...una località dove ogni veranda ospitava un orto di chiacchiere e sedie a dondolo, e lingue di sigaretta ondeggiavano sui bicchieri di limonata” oppure “Quella che ho descritto è la città del mio cuore, non necessariamente quella reale, dal ventre molle capace di avere l'umore del fango. Come in ogni città grande e piccola le donne piangevano e gli uomini sapevano urlare. I cani subivano i colpi del bastone e lo stesso i bambini. Non esistevano solo madri dalle gote simili a boccioli di rosa, e il più delle volte non c'erano steccati da dipingere. Si, Breathed era davvero la cicatrice del paradiso perduto, e sotto quella cadenza impastata di burro e farina, il fischio sibilante della città confluiva nel vento, ti induceva al silenzio e a intuire la presenza dei serpenti.”

Ancora: “Il silenzio ammutolito delle signore fu un clamore di grida levate al cielo. Uno strappo alle loro spalline imbottite, in rivolo improvviso lungo i collant. Mia madre inclusa.”

Infine, la morte e la caduta dal paradiso sono così dipinte, diventando evento universale di conclusione e perdita “Mi parve di percepire allora, nel mondo, una serie di piccoli crolli. Petali di lillà che cadevano a terra. Una falena che si abbatteva al suolo. Granelli di zucchero che scivolavano giù da un bancone. Una palla da baseball che perdeva slancio. Piccole cadute che mi portavano giù in quel baratro in cui non esistono ali e da cui non ci si può più risollevare.”

Alla fine della lettura del libro mi chiedo: nella battaglia tra il Bene e il Male forse chi vince è il Bello? Il Bello di una scrittura che è poesia.

“La bellezza salverà il mondo” è la frase del Principe Myskin ne “L'Idiota” di Dostoevskij ma è anche il titolo di un libro di Gianfranco Ravasi, noto biblista e teologo. Una buona ipotesi per un libro che parla del Diavolo.

 

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