Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione. Chiudendo questo banner, o scorrendo la pagina acconsenti all’uso dei cookie.

  Attività culturali

Purgatorio

Purgatorio

Ancora Dante.
Nel suo Purgatorio molti penitenti rivolgono all’inconsueto visitatore una insistente richiesta affinché, rientrato nel mondo, egli persuada i loro parenti a pregare Dio onde ottenere una riduzione del tempo della penitenza e avvicinare così l’atteso paradiso. Tutti lamentano d’essere stati poco ricordati dopo la dipartita (V. v.85 – 136)
“Poi disse un altro: Deh, se quel disìo / si compia che ti tragge all’alto monte, / con buona pietate aiuta il mio / Io fui da Montefeltre, io son Bonconte: / Giovanna o altri non ha di me cura / per ch’io vo tra costor con bassa fronte”. Dante riconosce subito l’antico compagno d’armi, anche lui combattente a Campaldino e qui ferito a morte; e lo interroga: “E io a lui: “qual sorte o qual ventura / ti traviò sì fuor di Campaldino / che non si seppe mai tua sepoltura?”
Due volte sepolto, dalla piena dell’Arno e dalla smemoria della moglie, Dante ce lo racconta in una pagina d’una bellezza mozzafiato, inclusa la spettacolare scena meteorologica, provocata dal diavolo: il quale, teologicamente perduta la contesa con l’angelo salvatore (“Tu te ne porti di costui l’etterno / per una lacrimetta che ‘l mi toglie: / ma io farò dell’altro altro governo”/ si vendica scatenando sul povero cadavere tutte le ire del cielo e della terra.
Chiedendo ora il permesso di usare la Commedia per uno scopo inedito, notiamo che l’Inferno ospita l’intera nosografia dei dannati e relative pene per contrappasso: “Sa-si-bi-la-co-se-fa” recitava l’ingegnosa tiritera ginnasiale: seduttori, adulatori, simoniaci, indovini, giù-giù fino ai falsari: tutti maledetti e maledicenti: detti-male; e detti-male erano (e sono) tutti quegli psicopatici “border-line”, ospitati – si fa per dire – in quell’inferno terrestre che era – e qua e là ancora è – il vecchio manicomio.
La cui caratteristica specifica non era la camicia di forza né l’elettroshock, come continuano a ripetere stancamente scriventi pigri e tenacemente disinformati: ciò che faceva essere manicomio il manicomio era l’incapacità di ascolto del pensiero-sentimento inconscio, condannato all’insensatezza dalla sordità dei suoi interlocutori istituzionali, ubriachi di antipsichiatria. Di qui anche la bizzarra trovata di accorpare il pronto soccorso psichiatrico col PS generale, con la tenace confusione tra l’uguaglianza dei diritti e l’identità dei bisogni; sed de hoc satis.
La clinica dell’inferno, troppo propensa a condannare insieme peccato e peccatore non è dunque utilizzabile. D’altra parte anche il Paradiso, con tutti i suoi Bene-detti non fa al caso nostro. Pare che anche Benedetto Croce non amasse la terza cantica, per la difficoltà a suo dire, di conciliare la scrittura poetica con la scrittura teologica: grandioso il disegno del Poeta, ma troppo sorda la materia all’intenzion dell’arte.
Ci rimane il Purgatorio, la cantica dei dialoghi, dell’amicizia, dei poeti e dei sapienti, dell’attesa e della nostalgia.
 
Nel Purgatorio Dante fonda insieme il valore della memoria e l’efficacia della preghiera: due funzioni che collegano i vivi ai morti, per il tramite della parola dialogante (Res loquens). Non c’è Canto che non ospiti di questi incontri eloquenti, esonerati tanto dalla violenza dell’odio infernale quanto dalla ineffabile beatitudine del paradiso. Per parte sua Virgilio, finché rimane sulla scena, accomiatandosi con discrezione all’apparire di Beatrice (Canto XXX) svolge fedelmente la sua funzione di paterno, autorevole supervisore.
Così l’allegoria è già disvelata: è stato il Purgatorio di Dante a propiziare la scoperta della psicoanalisi o è stata questa – pensiero immortale fuori dal Tempo – a ispirare il Poeta Sommo? Ai posteri l’ardua sentenza: noi possiamo solo contentarci delle analogie: Come abbiamo veduto, i penitenti, provati dalla colpa e dalla vergogna (la “bassa fronte” di Bonconte) trovano consolazione nel raccontarsi (anamnesi) e si aspettano sollievo dalla preghiera. I pazienti, dal canto loro, appesantiti da oscure colpe e vergogne, cattive consigliere di difese inefficaci, si aspettano l’interpretazione, una verità che procede dal peso al senso (dall’inconscio alla coscienza) onorando la funzione pensiero (soppesare, ponderare): una leva che, poggiando su un setting adeguato, può sollevare il mondo (interno).
Così il cartesiano “Cogito, ergo sum” può essere volto al passivo: “ Cogitor, ergo sum.”

G. Zucchini
Gennaio 2019

News

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4

Eventi per esterni

  • 1
  • 2

Report Eventi

report imageUna sezione dedicata ai Report sugli eventi del CPB.

Vai alla sezione

Consultazione

consulenza-infantile-thumbÈ attivo un servizio di consultazione ed informazione svolto da psicoanalisti esperti della SPI.

Informazioni

psicoemergenze

finale emilia thumbDopo il sisma del 2012 si è costituito presso il CPB un gruppo di studio e di intervento

Informazioni

SOCIAL CEPSIBO

fb gp

Cinema e psicoanalisi

cinema-e-psicoanalisi1-300x205

Lo sguardo dello psicoanalista sulla "settima arte", in un dialogo articolato tra recensioni e rassegna annuale in collaborazione con la Cineteca di Bologna

scopri di più

Spazio Libri

imgbooksRecensioni, pubblicazioni, interviste e presentazioni

scopri di più

Psiche - Dike

CANOVA 2 thumbGruppo di studio su Psicoanalisi e Legge ...

scopri di più

Arte

CLOUD GATE CHICAGO FREEArte secondo un'ottica psicoanalitica...

scopri di più

Login