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Report - seminario di Serge Tisseron “La cultura degli schermi: nuove normalità e nuove patologie”

Il secondo incontro dei seminari sull’Infanzia e Adolescenza del Centro Psicoanalitico Bolognese ha avuto come gradito ospite il Prof. Serge Tisseron clinico e accademico parigino. La relazione che ci ha presentato, frutto dell’interesse che da svariati anni l’autore ha dimostrato verso gli effetti dalle nuove tecnologie sulla nostra cultura, aveva come titolo “La cultura degli schermi: nuove normalità e nuove patologie”.

L’autore ha aperto la sua ampia riflessione soffermandosi sull’importanza della comprensione delle nuove modalità di comportamento dei giovani, e dei giovanissimi, come conseguenza della cultura digitale. Tisseron ci dice: “non tutti i nuovi comportamenti dei giovani sono patologici, ciò che ci crea difficoltà sono le loro nuove organizzazioni interne. I concetti della psicoanalisi che conosciamo sono ancora validi ma devono essere confrontati con nuovi modi di comportamento. Dobbiamo organizzare velocemente nuovi concetti per comprendere il mondo di domani, e forse dovremmo inventarne di nuovi”. L’idea di questo studioso è che in ogni età gli schermi svolgano funzioni specifiche per i ragazzi e per i bambini. I suoi ultimi due testi, “3,6,9, 12 diventare grandi all'epoca digitale” (2016), e “Le jour où mon robot m’aimera (2015)”, parlano di questo.

libreriadesktop

Aprendo la riflessione sull’influenza culturale, Tisseron afferma che stiamo attraversando una nuova epoca nella quale si è passati dalla cultura del libro a quello dello schermo. Quella che l’autore chiama la cultura dello schermo può, a suo avviso, ampliare un tipo di apprendimento che la cultura del libro ha un po' trascurato. Secondo l’autore ci sono due forme d’intelligenza, tra le tante possibili, che dominano il nostro modo di rapportarci all’esperienza vissuta: l’intelligenza video-spaziale e quella verbale. La cultura del libro ha sviluppato soprattutto l'intelligenza verbale trascurando quella video-spaziale. Per questo motivo la cultura digitale ha avuto un grosso successo, favorendo un approccio complesso ha dato all'essere umano la possibilità di accedere a una conoscenza più ampia. Nell’arco di poco tempo anche questo passaggio sarà superato e si arriverà ad una cultura verbale dentro a quella digitale con la realizzazione di robot che parlano. Il recente film “Her” ne è l'esempio.

Se fino a poco tempo fa la cultura verbale del libro deteneva il primato dell’organizzazione verticale del nostro tempo, con l’avvento dei social networks, come può essere Facebook, siamo giunti a una situazione meticcia. All’inizio della diffusione dei social network questi sistemi avevano principalmente una organizzazione visiva senza un’organizzazione temporale delle esperienze registrate; nel 2012 Facebook ha introdotto una precisa e continua organizzazione temporale di tutto quello che veniva registrato trasformando questo social network in un organizzatore biografico dell’esperienza umana. Il “time line” di Facebook è un esempio d’integrazione culturale. Il fenomeno dell’integrazione culturale è continuo e secondo Tisseron non dovrebbe essereReport - “Legami e duelli: Giudice e Psicoanalista davanti alla coppia in conflitto” demonizzato. Così come nella cultura del libro il condizionamento ideologico aveva grande importanza e l’ideologia che sta dietro a un determinato autore o a una determinata casa editrice condiziona l’accesso a quello strumento, anche la cultura del digitale ha la sua ideologia, che si amplia sempre più superando il vero l'utilizzo che si fa della tecnologia stessa. L’autore ci sollecita a non confondere mai l'ideologia con l'utilizzo di un determinato strumento culturale.

Il discorso del Prof Tisseron si è poi spostato sull’analisi delle differenti forme di sofferenza psichica dovute all’ingresso nella nostra cultura della tecnologia: senza arrivare alle vere e proprie sindromi da dipendenza patologica, la cultura dello schermo ha portato il soggetto a una prevalenza di aree conflittuali nell’ambito della dipendenza e dell’angoscia di separazione.
Nel “vecchio mondo”, afferma Tisseron, i figli crescevano all’interno della famiglia e la loro angoscia principale era collegata alla punizione per le proprie colpe; i “nuovi bambini” ora crescono prendendo a modello quello che li circonda e l'angoscia più intensa è quella di poter essere abbandonati dal loro gruppo se non ci si adegua ad esso: si potrebbe dire che l'angoscia di castrazione tipica del soggetto colpevole ha lasciato il posto all’angoscia di separazione dell’uomo solo. Secondo l’autore è inoltre aumentata la patologia della scissione. I ragazzi, a suo avviso, organizzano la loro vita mentale in compartimenti separati e poco comunicanti tra loro e diventano così molto più imprevedibili, in un attimo si possono “aprire” nuovi mondi in cui si trovano immersi senza difese.
La ricca relazione del Prof. Tisseron si conclude con un concetto interessante e utile per la nostra riflessione psicoanalitica, quello dell’Extimitè che sarebbe il desiderio di rendere visibili alcuni aspetti di Sé che fino ad oggi abbiamo considerato intimi, il desiderio di svelare aspetti di Sé si amplia a dismisura con conseguenze sul senso di vergogna. La maggior diffusione del senso della vergogna è anche dovuto a una carenza di autorità centralizzata, che nel sistema culturale più antico era riferibile alla Bibbia o al Codice Penale. Nella Cultura del libro l’autorità centralizzata portava a un senso di colpa più chiaro e distinto, l’assenza di tale autorità e la presenza pressante del gruppo porta a un maggior senso di vergogna. Se la colpa è legata all'autorità, il senso di vergogna è legato alla problematica appartenenza al gruppo, se la colpa si collega spesso a una pena e ad un perdono, la vergogna invece non sollecita esperienze che abbiano funzione di contenimento.
La conclusione della relazione, con riflessioni a tratti preoccupanti rispetto alla sofferenza psichica dell’individuo, non dovrebbe annullare il senso profondo del pensiero di Tisseron che caldeggia le varie forme d’integrazione culturale delle novità introdotte dalla tecnologia e sottolinea gli aspetti costruttivi e utili all’intera società.

A cura di Simona Pesce

Marzo 2018


 

 

Il secondo incontro dei seminari sull’Infanzia e Adolescenza del Centro Psicoanalitico Bolognese ha avuto come gradito ospite il Prof. Serge Tisseron clinico e accademico parigino. La relazione che ci ha presentato, frutto dell’interesse che da svariati anni l’autore ha dimostrato verso gli effetti dalle nuove tecnologie sulla nostra cultura, aveva come titolo “La cultura degli schermi: nuove normalità e nuove patologie”.

 

L’autore ha aperto la sua ampia riflessione soffermandosi sull’importanza della comprensione delle nuove modalità di comportamento dei giovani, e dei giovanissimi, come conseguenza della cultura digitale. Tisseron ci dice: “non tutti i nuovi comportamenti dei giovani sono patologici, ciò che ci crea difficoltà sono le loro nuove organizzazioni interne. I concetti della psicoanalisi che conosciamo sono ancora validi ma devono essere confrontati con nuovi modi di comportamento. Dobbiamo organizzare velocemente nuovi concetti per comprendere il mondo di domani, e forse dovremmo inventarne di nuovi”. L’idea di questo studioso è che in ogni età gli schermi svolgano funzioni specifiche per i ragazzi e per i bambini. I suoi ultimi due testi, “3,6,9, 12 diventare grandi all'epoca digitale” (2016), e “Le jour où mon robot m’aimera (2015)”, parlano di questo.

 

 

 

 

Aprendo la riflessione sull’influenza culturale, Tisseron afferma che stiamo attraversando una nuova epoca nella quale si è passati dalla cultura del libro a quello dello schermo. Quella che l’autore chiama la cultura dello schermo può, a suo avviso, ampliare un tipo di apprendimento che la cultura del libro ha un po' trascurato. Secondo l’autore ci sono due forme d’intelligenza, tra le tante possibili, che dominano il nostro modo di rapportarci all’esperienza vissuta: l’intelligenza video-spaziale e quella verbale. La cultura del libro ha sviluppato soprattutto l'intelligenza verbale trascurando quella video-spaziale. Per questo motivo la cultura digitale ha avuto un grosso successo, favorendo un approccio complesso ha dato all'essere umano la possibilità di accedere a una conoscenza più ampia. Nell’arco di poco tempo anche questo passaggio sarà superato e si arriverà ad una cultura verbale dentro a quella digitale con la realizzazione di robot che parlano. Il recente film “Her” ne è l'esempio.

 

Se fino a poco tempo fa la cultura verbale del libro deteneva il primato dell’organizzazione verticale del nostro tempo, con l’avvento dei social networks, come può essere Facebook, siamo giunti a una situazione meticcia. All’inizio della diffusione dei social network questi sistemi avevano principalmente una organizzazione visiva senza un’organizzazione temporale delle esperienze registrate; nel 2012 Facebook ha introdotto una precisa e continua organizzazione temporale di tutto quello che veniva registrato trasformando questo social network in un organizzatore biografico dell’esperienza umana. Il “time line” di Facebook è un esempio d’integrazione culturale. Il fenomeno dell’integrazione culturale è continuo e secondo Tisseron non dovrebbe essereReport - “Legami e duelli: Giudice e Psicoanalista davanti alla coppia in conflitto” demonizzato. Così come nella cultura del libro il condizionamento ideologico aveva grande importanza e l’ideologia che sta dietro a un determinato autore o a una determinata casa editrice condiziona l’accesso a quello strumento, anche la cultura del digitale ha la sua ideologia, che si amplia sempre più superando il vero l'utilizzo che si fa della tecnologia stessa. L’autore ci sollecita a non confondere mai l'ideologia con l'utilizzo di un determinato strumento culturale.

 

Il discorso del Prof Tisseron si è poi spostato sull’analisi delle differenti forme di sofferenza psichica dovute all’ingresso nella nostra cultura della tecnologia: senza arrivare alle vere e proprie sindromi da dipendenza patologica, la cultura dello schermo ha portato il soggetto a una prevalenza di aree conflittuali nell’ambito della dipendenza e dell’angoscia di separazione.

Nel “vecchio mondo”, afferma Tisseron, i figli crescevano all’interno della famiglia e la loro angoscia principale era collegata alla punizione per le proprie colpe; i “nuovi bambini” ora crescono prendendo a modello quello che li circonda e l'angoscia più intensa è quella di poter essere abbandonati dal loro gruppo se non ci si adegua ad esso: si potrebbe dire che l'angoscia di castrazione tipica del soggetto colpevole ha lasciato il posto all’angoscia di separazione dell’uomo solo. Secondo l’autore è inoltre aumentata la patologia della scissione. I ragazzi, a suo avviso, organizzano la loro vita mentale in compartimenti separati e poco comunicanti tra loro e diventano così molto più imprevedibili, in un attimo si possono “aprire” nuovi mondi in cui si trovano immersi senza difese.

La ricca relazione del Prof. Tisseron si conclude con un concetto interessante e utile per la nostra riflessione psicoanalitica, quello dell’Extimitè che sarebbe il desiderio di rendere visibili alcuni aspetti di Sé che fino ad oggi abbiamo considerato intimi, il desiderio di svelare aspetti di Sé si amplia a dismisura con conseguenze sul senso di vergogna. La maggior diffusione del senso della vergogna è anche dovuto a una carenza di autorità centralizzata, che nel sistema culturale più antico era riferibile alla Bibbia o al Codice Penale. Nella Cultura del libro l’autorità centralizzata portava a un senso di colpa più chiaro e distinto, l’assenza di tale autorità e la presenza pressante del gruppo porta a un maggior senso di vergogna. Se la colpa è legata all'autorità, il senso di vergogna è legato alla problematica appartenenza al gruppo, se la colpa si collega spesso a una pena e ad un perdono, la vergogna invece non sollecita esperienze che abbiano funzione di contenimento.

La conclusione della relazione, con riflessioni a tratti preoccupanti rispetto alla sofferenza psichica dell’individuo, non dovrebbe annullare il senso profondo del pensiero di Tisseron che caldeggia le varie forme d’integrazione culturale delle novità introdotte dalla tecnologia e sottolinea gli aspetti costruttivi e utili all’intera società.

 

A cura di Simona Pesce

 

Marzo 2018

 

 

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