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  Attività culturali

Contraddizione

Una vistosa contraddizione abita, fin dalle origini, la complessa costruzione della metapsicologia freudiana: una teoria “pulsionale” a fronte di una pratica pulsionalmente astinente e casta.
Questa contraddizione mi pare bene rilevata nel Dizionario Freudiano di Le Guen, (edizione italiana a cura di Alberto Luchetti, Borla, Roma 2013), pagg. 982 e segg.: ”In psicoanalisi la teoria delle pulsioni esiste solo per preterizione…”, insomma per modo di dire, una metafora incerta, sospesa tra lo psichico e il biologico e perciò non garantita dallo statuto che presiede alle teorie scientifiche. Lo stesso Freud, d’altra parte, avverte –“Le pulsioni e i loro destini”- che l’argomento non consente definizioni rigide ma – par di capire - convenzioni provvisorie, in attesa di tempi migliori. (OSF VIII, pagg. 13-14)

In effetti la successiva articolazione del concetto di pulsione – la spinta, la fonte, la meta, l’oggetto, il destino - ospita nella scrittura italiana una impropria ridondanza: poiché ‘pulsione’ (pello-is, pepuli, pulsum, pellere) significa precisamente ‘spinta’,ne consegue, accanto alle altre determinazioni, un’incongrua ‘spinta della spinta’.

Suol conforme alla causa esser l’effetto” recita un veccho adagio dell’epistemologia, memore della tomistica “adaequatio intellectus et rei”: la verità come corrispondenza tra l’intelligenza e la cosalità. E se la cosa – mal d’anima, psicopatologia – ottiene significativa riparazione hic et nunc dalla parola psicoanalitica interpretante (dall’inconscio alla coscienza ) se ne può inferire che quel male discenda per trasloco temporo-spaziale –transfert - dalla carenza o deformità, alibi et tunc, della parola-gesto adeguata alle necessità. (Così come un’anemia post-emorragica si ripara con una trasfusione compatibile.)

In realtà delle pulsioni (o istinti che dir si voglia, come gli spagnoli e gli inglesi preferiscono tradurre l’originale Trieb) gli psicoanalisti non ne sanno di più dei biologi, dei filosofi o dei poeti. Altro è il territorio nel quale la psicoanalisi è arrivata dove gli altri non erano giunti. Ora una pratica tutta condotta sulla relazione di comunicazione implicherebbe una teoria della stessa funzione: se ne occupò Franco Fornari.
 
Anni fa, anni ’70, nell’occorrenza fortunata di una supervisione presso di lui, mi capitò di sentirgli affermare che in effetti per la psicoanalisi era importante fondare una ‘pulsione a comunicare’ (dizione unicamente orale, che non si ritroverà nei suoi scritti)
Prese origine da quel disegno, ambizioso e complesso, la sua teoria coinemica (dal greco: comunitaria) della comunicazione e conoscenza, uno studio dolorosamente interrotto dalla sua scomparsa a 64 anni, nel pieno della sua vigorosa creatività. (Da non dimenticare il suo”Simbolo e codice”, Feltrinelli, Milano,1976; e soprattutto “La lezione freudiana”, ivi,1983-89.)
Ora, dopo l’ingresso – irreversibile – della psicoanalisi nella storia e nella cultura, la Fame e l’Amore non bastano più a governare il Mondo: occorre aggiungere la Parola, (“Res loquens” ) per la quale fu già scritto “In principio erat Verbum”… E della parola e della sua sonorità esterna/interna si occupano precisamente gli psicoanalisti.
Senza questa pulsione a comunicare – o significare - le altre pulsioni agiscono, ma non comunicano: sono prassi, mentre quella tende alla poiesi, affidata alla lingua, della cui evoluzione Freud raccomanda perentoriamente la conoscenza ai fini della comprensione e traduzione del linguaggio onirico.(OSF VI, pag.191)
Una pulsione aggressiva – una violenza, sorella degenere della forza, di cui pure porta il nome vis, è cieca: non guarda in faccia nessuno; è sorda: non intende ragioni; è muta: non dice niente e strozza il dire altrui.
 
All’opposto la pulsione a significare procede dal peso al senso: dalla materia allo spirito: non una trasformazione ma una transustanziazione; senza di essa un passato che non passa mai, per coazione a ripetere, trae in addietro il presente, di cui si veste, e ne intralcia il futuro.

Perciò la pulsione a significare colloca sullo sfondo le altre pulsioni, dato che su questa principalmente hanno competenza gli psicoanalisti:e qui le zone erogene diventano aree pudende: territori competenti di consapevole loquenza come di diritto al riserbo…

Ora, nella co/scienza, i fatti accadono; le parole dicono; i gesti raccontano; gli atti rappresentano. E qui si esercita il fascino misterioso dell’eros o, dall’altro lato, la coraggiosa opposizione all’orrore meccanico di Thanatos.

Gino Zucchini

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