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Recensione: "Fortunata" di S. Castellitto, Italia 2017 (a cura di Laura Ravaioli)

Trama
Questo film, “figlio” della coppia Castellitto (regia) e Mazzantini (sceneggiatura), narra la storia di una donna, Fortunata, separata da un marito violento e con una bambina di otto anni che viene affidata dal Tribunale ad uno psicoterapeuta infantile.
Jasmine Trinca, che interpreta la madre ed è stata premiata come Migliore interpretazione (Un Certain Regard, Festival di Cannes) e Migliore attrice protagonista (Nastro d’Argento) è accompagnata dall’avvolgente colonna sonora “Vivere” di Vasco Rossi mentre cerca di realizzare il suo sogno di aprire con l’amico un salone da parrucchiera e di fronteggiare soprusi e violenze.

La versione di una psicoanalista
Il film e’ stato presentato all’interno della rassegna “Cinema e Psiche” che si è tenuta a Cesena presso il Multisala Eliseo in ottobre, curata dalla Dott.ssa Mirella Montemurro. I commenti in sala al termine della proiezione hanno sottolineato la profonda assenza della figura paterna che sembrare guidare le vite di tutti i personaggi principali: Fortunata, la bambina, l’amico ma anche lo psicoterapeuta.
Molto spesso sono in effetti proprio le storie in cui manca ‘il paterno’ - non il padre, ma tutto ciò che egli rappresenta: le regole ed il rispetto per esse, la responsabilità…- che finiscono in Tribunale. Secondo lo psicoanalista Franco Fornari, il codice paterno ci guida, protegge, mette regole, segna  limiti, propone rigore e provoca frustrazioni. Il codice materno ci accoglie, alimenta, cura, elabora, fornisce comprensione, esprime amore. Ovviamente la realtà è molto più complessa e ci dice che ruoli e funzioni possono, e dovrebbero, essere intercambiabili.
Indipendentemente che a svolgerla sia il padre o la madre o altri adulti, il bambino necessita della funzione paterna per potersi separare dalla madre e crescere. Ripensiamo allora alla Fortunata del film che appare in continuità con la figlia, che risponde al posto della bambina alle domande dello psicologo, quasi confusa con lei, o forse lei stessa confusa con la sua parte bambina.
In alcune situazioni e’ quindi il Tribunale che deve operare una funzione paterna facendosi garante del benessere del minore perché gli adulti attorno a lui non sono in grado di farlo.
Il ruolo del Consulente Tecnico del Giudice – abbreviato con la sigla C.T.U.- è spesso quello di fornire al Giudice un parere sullo stato psicologico del bambino o dell’adolescente e rilevare eventuali stati di sofferenza. A volte il disagio è evidente, come nei comportamenti aggressivi mostrati nel film o nella sintomatologia psicosomatica, altre volte rimane ben nascosto dietro una facciata di aderenza, di compiacenza a ritmi di vita, desideri e bisogni degli adulti, talvolta diventando i bambini stessi il sostegno affettivo dei propri genitori, sovvertendo quindi l’ordine naturale delle cose ed accettando di buon grado di perdere la propria spinta all’indipendenza.
Con i colleghi che fanno parte del gruppo Psiche-Dike del Centro Psicoanalitico di Bologna, che si occupa di Psicoanalisi applicata all’ambito giuridico, abbiamo potuto osservare che spesso infatti non è un cattivo genitore a far soffrire il bambino, ma è la guerra tra i genitori-  in quanto distruzione di quel legame che lo ha creato e messo al mondo.
Il film è per tutta la categoria psi – ovvero psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti, psichiatri-  una piccola ferita narcisistica per come in esso è rappresentato da Patrizio (S.Accorsi) a cui non possiamo perdonare di porsi come nuova figura d’abuso di Fortunata, per quel meccanismo di coazione a ripetere del trauma che permette anche al sedi(u)cente collega di identificarsi con il proprio padre disonesto ed abbandonico.
Il film dimostra inoltre che spesso i registi non sanno quanto possa essere avvincente e appassionante una storia terapeutica che sa stare “dentro le regole” e finiscano spesso per inserire qualche elemento sessuale o di infrazione della cornice terapeutica che finisce per rendere irreale ed allo stesso tempo scontato l’epilogo.
Quanto è imprevedibile, invece, il viaggio tra uno psicoanalista e un paziente protetti dal setting e che possono quindi davvero avventurarsi nelle emozioni del presente e del passato! Ma per un film così dovremo attendere ancora.

Laura Ravaioli

Novembre 2017


Riferimenti:
Voce Spipedia “Funzione paterna” a cura di Giuseppe Pellizzari https://www.spiweb.it/category/spipedia/
Dibattito Spiweb su: “La funzione paterna ieri e oggi: analogie e differenze”, a cura di G. Bambini, Novembre 2014

 

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