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  Attività culturali

"Il caso dell’infedele Klara" di Michal Viewegh (Instar libri, 2005) - recensione di Pierluigi Moressa

CasoDellInfedeleKlara
 

L’espediente letterario con cui ha inizio il romanzo di Viewegh rivela subito qualcosa del finale. Con un corsivo rapido e diretto, l’autore ci informa che la vicenda avrà un esito drammatico. Il rovesciamento dei ruoli, la scrittura come strumento di analisi, l’attenzione alla dimensione interiore del desiderio contrapposta alla realtà dei fatti: tutto questo contribuisce a fare del romanzo un piccolo capolavoro, portato sugli schermi del cinema nel 2009 da Roberto Faenza.

Può un professionista venire meno alle regole della sua professione? Si può interrompere il setting di un’attività delicata come quella dell’investigatore senza patirne le conseguenze? E’ possibile vivere in modo naturale esperienze amorose scisse e non soddisfacenti? Il dr Denis Pravda (in ceco: verità), ex poliziotto e capo di un’agenzia investigativa praghese è un professionista affermato, capace di interpretare il suo lavoro con tatto, anche sulla base delle proprie competenze di psicologo. Gli interventi dell’agenzia investigativa sono richiesti soprattutto per situazioni di infedeltà coniugale. I suoi collaboratori sanno come muoversi, mentre i clienti, portati a conoscenza dei fatti con delicatezza, riescono a prendere gradualmente contatto con gli aspetti di una realtà certamente non facile da accogliere. Denis vive con la compagna Rut un rapporto di “coppia aperta”, dove le infedeltà vengono dichiarate fino alla descrizione dei dettagli. Su consiglio di Rut, egli dà inizio al corteggiamento di Nina, una sua dipendente, con la quale intreccia un triangolo amoroso che coinvolge anche la compagna. Il tema centrale della narrazione compare fin dalle prime pagine. E’ la telefonata di Norbert Cerny, famoso scrittore ceco, ad attrarre l’attenzione di Denis: “Sono solo uno dei vostri clienti gelosi, non pretendo di essere diverso dagli altri”. Con questa frase, tratta da un romanzo di Graham Greene, ha inizio il controverso rapporto tra Denis e Norbert. Questi ha una fidanzata, la bellissima Klara (studentessa di lingua cinese), che gli suscita sentimenti di gelosia. Klara ha vent’anni meno di Norbert. Motivo di cruccio è per l’affermato scrittore il fatto che la ragazza, dapprima conquistata dal suo fascino, ora si assenti (talvolta con pretesti vari, talaltra senza addurre motivazioni) dall’appartamento in cui vivono. Il rapporto che si crea tra Denis e Norbert è subito gravato dall’idealizzazione che l’investigatore nutre per il romanziere. Il pedinamento di Klara non risulta difficile: ha un amico intimo all’università con cui si confida, ha frequenti contatti col titolare della cattedra di lingua cinese. Denis ritiene che si tratti di gelosia patologica e, su questa ipotesi, rassicura lo scrittore. Un cambiamento di ritmo si avverte dopo la lettura di un racconto che Norbert tiene in pubblico: è la storia di un quarantenne geloso che elabora i motivi della propria apprensione verso la ventenne che frequenta. Parrebbe un passaggio trasformativo; in realtà, Klara, dopo aver assistito alla lettura, scompare per un paio di giorni. La gelosia di Norbert esplode. Denis, presente alla lettura, si accorge che Norbert ha una giovane amante. Questa constatazione non turba lo scrittore. Diverso è il piano interiore su cui ha collocato il rapporto con Klara, che egli vagheggia come moglie, da sposare con una cerimonia appariscente e costosa. “Si può davvero non essere gelosi, solo quando si è capaci di voler bene a qualcuno”: l’osservazione che l’investigatore comunica a Norbert pare contenere il senso di un passaggio trasformativo. Non solo, lo scrittore, “a quanto diceva, aveva capito di dover essere lui a cambiare. Si rendeva conto che la gelosia è in realtà una manifestazione di amor proprio più che di amore per l’altro, e che la chiave del problema sta nella reale capacità di amare”. Le ipotesi di Denis si rivelano, tuttavia, fallaci quando scopre che Klara ha una relazione col suo docente di lingua cinese. L’amara verità non viene svelata a Norbert. Denis decide di coprire Klara, costruendole un alibi fittizio per salvare il rapporto tra lei e Norbert. Di fatto, l’investigatore, da inflessibile professionista, si trasforma in amico compiacente della ragazza e in pietoso confidente dello scrittore. Questi sembra credere all’interpretazione che Denis gli ha fornito: la sua è una gelosia patologica e come tale deve essere trattata. In realtà, Norbert nota qualche incongruenza nella ricostruzione dei fatti compiuta dall’investigatore. Mossa decisiva è un viaggio a Pechino che egli ha offerto a Klara. Allo stesso viaggio dovrà partecipare Denis: è il premio che Norbert gli offre per la sua costanza e per le informazioni che gli ha fornito al riguardo delle caratteristiche del lavoro di investigatore. Egli ha dato inizio, infatti, alla scrittura di un romanzo su questo tema. Per favorirlo, Denis ha perfino accettato di svelargli informazioni (legate al segreto professionale) su alcune coppie che egli ha seguito nel corso degli anni. I collaboratori dell’agenzia appaiono stupiti sulle “violazioni del setting” compiute dal loro responsabile: è questo un aspetto carico di sinistri presagi.

“L’unico amore che dura è l’amore che si è rassegnato a tutto, a ogni delusione, a ogni fallimento e a ogni tradimento, che si è rassegnato anche alla triste realtà che, alla fine, nessun desiderio è così forte come quello di non stare da soli”: le riflessioni di Denis non gli impediscono di entrare da protagonista nel finale della storia. Come un personaggio nato dalle esigenze interiori di Norbert e di Klara, Denis finisce per accettare la seduzione della ragazza. E’ questa la modalità che Klara ha messo in atto per poter sopportare l’afoso ménage con Norbert. Fonte di preoccupazione per Denis è apprendere che lo scrittore ha iniziato a esercitarsi al tiro con la pistola, perché “solo gli spari riescono a coprire il rumore di certe domande”. Le ultime pagine del romanzo mettono in scena la calma rassegnata di Denis, nel momento in cui si accorge di essere seguito dai colleghi di un’altra agenzia investigativa messigli alle calcagna da Norbert col fine di controllare il suo comportamento con Klara. La rassegnazione dell’investigatore al destino di vittima apre le sequenze del finale. Ma nemmeno la drastica conclusione potrà porre fine al tormentoso pensiero dello scrittore: che cosa farà ora con Klara?

Romanzo dalla lettura scorrevole e dal tono coinvolgente, ci aiuta a riflettere, come in un gioco di specchi, sulla inconsistenza delle rappresentazioni del reale e sui giochi inconsci della proiezione. Vittima di idealizzazione e di identificazione proiettiva è l’investigatore. Questi si è assunto, fin dall’inizio, il compito di svelare la “verità”; allo stesso tempo, è palesemente coinvolto nel peso relazionale di una “coppia aperta” in cui le necessità di adattamento appaiono maggiori del piacere che potrebbe derivare ai singoli componenti. Il romanzo contiene un’amara riflessione sul sentimento di gelosia e sulla debolezza dell’umana natura. Essa risulta solo capace di raggiungere alcune intuizioni sulle possibili soluzioni legate alla trasformazione e alla maturazione, mentre, dall’altro lato, non può sottrarsi a ciò che la consuetudine finisce per imporre come “normale”.  L’uscita da un “setting” professionale, che comporta astinenza, riserbo e neutralità, crea nefaste conseguenze. E’ questo il riflesso dell’onnipotenza narcisistica destinata, attraverso la violazione delle regole, a tentare di imprimere un senso soggettivo e arbitrario ai rapporti, mentre si annuncia la delusione finale di fronte all’impossibilità di ricostruire soggettivamente un intero mondo di pensieri, di affetti e di relazioni.

Pierluigi Moressa

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