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Report - colloquio di Vallandry “Il corpo e l'incorporazione dell'oggetto nella cura”

(a cura di Chiara Rosso)

Il 40esimo Colloquio di Arc (25-26 marzo 2017) si è tenuto a Vallandry durante la giornata di sabato e la mattinata di domenica. Come di consueto è stato lasciato largo spazio ad attività montane (passeggiate, sci, relax). Riporto uno stralcio introduttivo dell’evento:

“Si è spesso posto l’accento sull’importanza dell’identificazione sia per quanto concerne l’identificazione con gli oggetti edipici di cui si tenta  di individuare forma e impatto, che nei processi di dis-identificazione attraverso gli inevitabili rimaneggiamenti che avvengono nel  corso della cura. In seguito, dobbiamo  prendere in considerazione come si viene a configurare la rappresentazione dell’Io (il ‘precipitato’ della rappresentazione dell’Io); essa potrà essere incorporativa o introiettiva, evidenziarsi sotto le spoglie di un Io-pelle o di un Io-scheletro o invece essere più ‘mentalizzata’. In ultima istanza ci interroghiamo circa la natura dell’oggetto ‘in sé’ indipendentemente dal soggetto. Alludo all’ “identificazione con l’aggressore” o all’ “identificazione incorporativa di un oggetto che delude” e con cui il soggetto si identifica, come per esempio avviene nel caso della melanconia.”

In occasione di questo Colloquio sono stati toccati i complessi rapporti relativi ai temi dell’identificazione e dell’incorporazione e a partire dal ruolo occupato dal corpo in analisi, si è cercato, in modo più specifico, di indagare la presenza di un nucleo incorporativo all’origine dell’identificazione.

Nel corso della presentazione Roussillon rimarca: “Il concetto di identificazione, anche se  utilizzato in modo generico, racchiude processi assai diversi tra di loro, tra cui: identificazione proiettiva, introiettiva, incorporativa, narcisistica, simbolica, isterica, endocriptica, primaria e secondaria ed infine dobbiamo ricordare l’identificazione d’appoggio “con l’aggressore” (Freud, L’Io e l’Es,1923).(…) Tuttavia, al di là di queste differenze vi è un nucleo che accomuna l’insieme dei processi identificativi, qualcosa che salda l’identificato con l’ identificante e cioè un nucleo che possiamo rinvenire nell’ancoraggio corporeo di ogni identificazione. La “materia psichica primaria” dell’identificazione è forse di natura incorporativa e probabilmente le forme cliniche dell’identificazione scaturiscono da una elaborazione psichica effettuata su questa “materia prima”, attraverso complessi passaggi.”

Nel rilevare le numerose declinazioni del concetto di identificazione, Roussillon ne sottolinea il carattere contraddittorio e si domanda innanzitutto a cosa ‘serva’ l’identificazione e in particolare quella incorporativa. Egli ci invita a prestare attenzione al delicato equilibrio tra fattori interni ed esterni e al loro impatto sulla vita psichica; il concetto di identificazione, del resto, compare in Freud (Psicologia delle masse e analisi dell’Io,1921) a proposito dello sviluppo della vita psichica, in relazione a fattori esterni ed interni.

La questione fondamentale, quindi, è di come il soggetto possa appropriarsi di tali passaggi. Roussillon, nel considerare l’identificazione come il frutto dell’incrocio tra causalità interna ed esterna, ipotizza un possibile percorso e riprende il tema della ‘rinuncia alla neurotica’ di Freud osservando come l’accadimento traumatico non esaurisca di per sé ogni causalità . Freud infatti rinunciò a credere alla sua neurotica (lettera del 1897 a Fliess) sia per ragioni pratiche che teoriche sottolineando come più si approfondisce la storia del soggetto più diventa difficile ricomporre la problematica di fondo, malgrado la ricostruzione proposta dal paziente.

Riguardo poi al versante fantasma/rappresentazione, Roussillon ricorda come Freud sia andato oltre: Da dove origina la fantasia? Dal mondo esterno o dall’interiorità psichica ? E quale è poi l’origine dell’origine? Seguendo il filo del pensiero freudiano egli riprende anche la questione del complesso paterno: oltre all’oggetto primario, anche il padre verrebbe coinvolto nel tema della incorporazione.

A titolo illustrativo Roussillon sottolinea come, risalendo alla preistoria e alle origini di una proto-memoria, attraverso l’intercalarsi di molte generazioni, si passi dalla violenza del ‘coito primordiale’ al ‘rumorino nella camera dei genitori’; ecco allora venir tratteggiato il percorso da una causalità esterna a quella interna. La fantasia è un modo di ricordare ciò che è accaduto: a tre anni il bambino teorizza sulla base delle proprie teorie sessuali.

Il gioco tra causalità interna ed esterna inoltre, implica il delinearsi progressivo di uno spazio intermedio, ma va sempre tenuto conto che la causalità esterna rappresenta un elemento di disorganizzazione.

A partire dall’ultimo capitolo di Totem e tabù e passando a considerare il versante ossessivo Roussillon nota quanto segue: “L’individuo ossessivo considera il suo pensiero come se fosse un’azione e dunque come un fatto esterno, tuttavia dietro questa onnipotenza magica si ritrovano connessioni con il senso di colpa, basti pensare allo scritto di Freud del 1916 (Alcuni tipi di carattere tratti dal lavoro psicoanalitico) in cui viene messo in luce il fatto che il senso di colpa del soggetto non scaturisca a seguito del crimine ma ne costituisca il fattore scatenante.”

Col proseguire del Colloquio si affronta l’argomento della perdita e del lutto in relazione all’oggetto e a questo proposito Roussillon sottolinea non tanto l’importanza della perdita dell’oggetto quanto il fatto che l’oggetto possa essere deludente di per sé; in altre parole, sarebbe opportuno considerare la modalità della sua assenza più che la sua assenza stessa.

Roussillon prende in rassegna vari tipi di oggetti, tra cui l’oggetto narcisistico e quello incorporativo e si sofferma sulle connessioni tra oggetto narcisistico ed aspetti di delusione rimarcando come il trauma narcisistico possa esser legato all’effrazione dell’involucro (Freud,1921) . Egli aggiunge che “l’identificazione incorporativa scaturisce in qualche modo dall’effrazione.” E sulla scia di Lutto e melanconia (1917) e di Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) egli prosegue: “Nell’analisi della psicologia delle masse Freud riprende la psicologia individuale e affronta il tema della melanconia in cui l’odio del soggetto nei confronti dell’oggetto si ritorce contro Io (l’ombra dell’oggetto che cade sull’Io) in questo caso invece, e proprio in ragione del fatto che l’oggetto è stato incorporato, è l’odio da parte dell’oggetto a scatenarsi contro il soggetto stesso!

Concludendo l’introduzione della prima mattinata Roussillon condivide con i partecipanti le sue riflessioni relative al possibile significato di certi atteggiamenti posturali transitori rilevati in alcuni pazienti. “Nel corso dell’analisi di pazienti di entrambi i sessi ho spesso notato qualcosa che mi ha fatto riflettere relativamente alla loro postura, erano atteggiamenti che tendevano a scomparire o a modificarsi… ecco perché penso che alla base di ogni identificazione vi sia una componente incorporativa, del resto all’origine della vita il linguaggio è fondato sulla motricità e la postura ne è l’espressione corporea. Come vedete, l’identificazione inizia molto presto!”

Il colloquio procede attraverso la presentazione di tre casi clinici da parte di A.Hours della SPP, di O.Bonnard della Società svizzera di psicoanalisi e di F.Missenard della APF. Seppur nelle loro differenze questi tre casi mettono in luce vari aspetti della intricazione mente-corpo. Nel caso di Missenard, in particolare, si evidenzia un percorso analitico insolito che si svolge parallelamente ad una specifica terapia posturale. I due approcci si intersecano e si potenziano in modo fecondo.

Il dibattito si sviluppa in modo vivace in tutte e tre le occasioni cliniche, le presentazioni durano circa una ventina di minuti lasciando la maggioranza del tempo allo scambio di riflessioni da parte della sala sotto l’attento coordinamento di Julien Ben Simon e dei tre discussant assieme a Roussillon.

24.05.2017

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