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  Attività culturali

Recensione: “A dangerous method” di D. Cronenberg (2011)

(a cura di Paola Golinelli)

(basato sul romanzo di John Kerr’s “A Most Dangerous Method.” La sceneggiatura è di Christopher Hampton)

La prima scena del film ci riporta ad un episodio che si è svolto più di cento anni fa, il giorno del 1905 in cui Sabina varcò contro la sua volontà la soglia del Boerghezli, una di quelle “sliding doors” che cambiò non solo la vita dei due protagonisti di questa vicenda di malattia, cura e amore, ma contribuì direttamente o indirettamente a scrivere un capitolo non ancora concluso della storia della psicoanalisi e della ricerca psicoanalitica, quello appunto del transfert/contro-transfert amoroso. Da quell'incontro tra  S. Freud, C.G.Jung e Sabina Spielrein nacque una svolta verso la modernità che ne fu per sempre segnata.
 
Quando ho letto sui giornali che Cronenberg stava girando un film su questa vicenda psicoanalitica mi sono chiesta, credo come molti altri, perché un regista come lui andasse a rivisitare questa storia. Ho ripensato ai suoi film (Il pasto nudo, La mosca, Inseparabili, M.Butterfly, Crash, Spider, Eastern Promises, History of Violence), sempre densi di spessore, di elementi al limite. Cronenberg e psicoanalisi mi è parso alla fine un connubio interessante e ho aspettato il film con curiosità.

Finalmente il film è uscito e vi ho ritrovato molti dei temi di Cronenberg, che si è sempre occupato del dark side delle relazioni umane fino alla follia e  ha guardato alla sessualità sia negli aspetti trasformativi che soprattutto nel suo potere distruttivo, quello che si scatena quando vengono perduti i limiti che segnano il confine tra le generazioni, i generi, il lecito e l'illecito, la vita e la morte.
Il film mi è piaciuto da un punto di vista cinematografico e la ricostruzione filologica dell'epoca  mi è parsa molto rigorosa, a parte l'errore di far parlare Jung nel 1905 di transfert e contro-transfert, cosa impossibile data l'epoca, in cui Freud ha appena cominciato a parlare di transfert (1904) e considera il contro-transfert il più grave pericolo e rischio per l'analista.
Cosa ha in comune “A dangerous method” con i precedenti film di Cronenberg?
Innanzitutto il suo scrutare, voyeristico e intrusivo, nelle storie al limite: qui il limite è dato dalla natura dei confini nella relazione paziente-medico, che campeggia in primo piano, sullo sfondo di questa, la relazione allievo-maestro, e forse sopra tutte la relazione uomo-donna. Per parlare della relazione uomo-donna  Cronenberg prende a paradigma la situazione  estrema dell'uomo medico e della donna isterica-malata, una relazione del tutto asimmetrica che gli permette di rivisitare anche in una dimensione storica i suoi temi elettivi.
E' noto che quella relazione medico isterica è alla base della invenzione della psicoanalisi.  E’ una isterica  Anna O. che in sostanza inventa la “talking cure” che Freud intuisce essere la strada maestra per la nuova cura. Dunque medico e isterica per parlarci della violenza dell'incontro tra due esseri umani, della sessualità come mezzo di comunicazione, ma anche di sopraffazione dell'uno sull'altro, per parlarci del corpo come luogo della comunicazione agita, non verbalizzata, come terreno di battaglia estremo.
La dimensione storica gli permette di dare uno spessore straordinario al suo discorso, perché la lotta padre-figlio, maestro-allievo è anche lotta connotata, per quanto riguarda la psicoanalisi, molto pesantemente tra ariano ed ebreo e nessuno può dimenticare, vedendo il film, ciò che sta per accadere in Europa di lì a poco, il lago di sangue che Jung evoca nel suo ultimo colloquio con Sabina.
Dicevo inizialmente che sono passati più di cento anni da quell'evento, cioè dall'arrivo di Sabina al Buergelzli e sono passati ormai anche un sufficiente numero di anni, perché l’interesse per questa storia così intrinsecamente legata a quella del pensiero psicoanalitico possa attingere ad una verità storica meno offuscata da preconcetti e pregiudizi.
Quando Jung incontra Sabina per la prima volta è il 1904: egli è un giovane psichiatra innamorato della psicoanalisi, il nuovo metodo terapeutico che ha appreso da Freud e che usa per curare Sabina, una giovane paziente russa affetta da psicosi isterica.
In quegli anni, la conoscenza del transfert era quella del transfert paterno edipico. Il concetto di “transfert” era stato per la prima volta nominato da Freud nel 1905.
Poco dopo la rottura con Jung, nelle prime pagine del suo “Note sull’amore di transfert”(1914b), Freud fa riferimento alle sue note scritte nello stesso anno sulla discrezione.
Parlando dell’infatuazione di pazienti donne per i loro terapeuti uomini, egli afferma che, a causa del problema della discrezione, questa situazione transferale ha rallentato lo sviluppo della terapia psicoanalitica nei suoi primi dieci anni e aveva scritto le famose parole ”La cura deve essere condotta in stato di astinenza” ( 1914, pag. 367). E anche che il trattamento psicoanalitico si fonda sulla sincerità. Astinenza e sincerità sono per Freud due capisaldi della terapia psicoanalitica e, come è tristemente noto, entrambi verranno meno nel rapporto tra Jung e Sabina Spielrein.
In quelle stesse pagine Freud aveva scritto parole che testimoniano della sua precoce e profonda consapevolezza che l’analista deve avere “di lavorare con forze altamente esplosive e di dover procedere con le stesse cautele e la stessa coscienziosità del chimico.” (pag. 367).

Eppure affermiamo che in quella vicenda stanno i germi che dovevano poi portare ad una nuova conoscenza del rapporto analitico e della psiche umana.  
Come se i tre protagonisti della vicenda pericolosa e scandalosa avessero vissuto una stagione in cui era stato  possibile avvicinarsi, ascoltarsi e comprendersi in maniera diversa da prima e cercare  un'integrazione differente da prima.
E ciò perché quell'incontro fatale aveva il suo presupposto in una grande rivoluzionaria novità, il metodo pericoloso inventato da Freud e di cui Jung si era innamorato comprendendone la grandezza.
In questo senso mi piace vedere il film come un omaggio di Cronenberg  a tre brillantissimi ingegni che si trovarono a vivere un momento eccezionale per la ricerca e la cultura  a venire e che diedero un contributo davvero rivoluzionario al processo di conoscenza.
Nel loro amore per la ricerca di nuove vie di cura della sofferenza mentale misero a repentaglio i loro affetti, le loro vite, si esposero a scandali, soffrirono i dolori della conoscenza di sé  e degli altri, l'amore, le perdite dolorosissime, della persona amata, dell'allievo prediletto e scelto come proprio successore.  
Noi che veniamo molto tempo dopo i protagonisti di questa vicenda possiamo guardare con la lente della distanza temporale e non fermarci allo scandalo, possiamo comprendere  come dietro al soddisfacimento privato di pulsioni incontrollate ci fosse l' amore per una disciplina che prometteva di liberare moltissime/i infelici dal peso di sofferenze che non trovavano alcun sollievo fino a quel momento se non nel contenimento forzato e nella violenza dei metodi di cura utilizzati nei secoli precedenti.
 
La psicoanalisi credo abbia molto affascinato Cronenberg il quale sembra sapere di prima mano che il transfert e il contro-transfert sono strumenti pericolosi. Ma non è mai compiaciuto nel presentare l'onnipotenza distruttiva di Otto Gross (Vincent Cassel), un paziente inviato a Jung da Freud e che predica la libertà sessuale anche con le pazienti e così mette in crisi la monogamia del benpensante Jung, già tentato e sedotto da Sabina, di cui è innamorato.
Jung l'ha salvata da un destino atroce, una vita negli ospedali psichiatrici dell'epoca  e lei diviene la sua assistente nella ricerca sul nuovo metodo freudiano. Lei è stata una sua paziente e lui la incoraggia a diventare medico e poi psicoanalista, intuendo che vi sono in lei grandi potenzialità dato il percorso interiore che è stata in grado di fare e la sua intelligenza fuori del comune. Lui l'ha curata con un metodo preciso, quello freudiano, e l'ha amata. Quando cede e viola i confini della loro relazione cade nell'agito e nella ripetizione del trauma, cioè l'abuso paterno che Sabina ha subito.
Ne soffre tutte le contraddizioni, lo scandalo.
 
Quando parlavo prima di ricostruzione filologicamente rigorosa mi riferivo non tanto agli ambienti, agli abiti, ma alle attitudini dei personaggi, alla loro fisicità, al loro modo di muoversi. Cronenberg che conosciamo per il suo interesse al corpo e alle sue trasformazioni è bravissimo nel percepire e fare rappresentare a Keira Nightley l'isteria, con le sue paradossali manifestazioni fisiche.
La psiche che preme e deforma il corpo, che lo strazia, e la mimica facciale di Keira Nightley diventa allora rigore filologico del regista nel far recitare un proprio attore, nel farlo calare nel cervello degli uomini di quell'epoca. Durante la lavorazione del film C. ha dichiarato ““Brains where different at the turn of the century”. “I cervelli erano diversi al volgere del secolo scorso” .  
Le deformazioni della mimica facciale di Sabina-Keira che ci ricordano l'interesse di Cronenberg per le mutazioni fisiche, possono apparire ridicole a noi che non siamo più abituati anzi che non abbiamo mai visto le grandi isteriche ottocentesche, ma Cronenberg  diventa abilissimo nel ritrarre le pressioni che un conflitto insostenibile fa subire al volto di Sabina, lo sforzo sovrumano di contenere l'incontenibile, la pressione di una psiche che non trovando altro mezzo si impossessa del corpo e ne fa il suo terreno di battaglia.

Il film presenta un triangolo edipico il cui oggetto è la donna, materiale di scambio tra due uomini in un problema di successione, di trasmissione del sapere e quindi di potere. Potrebbe essere una storia d'amore e niente altro e tutto ciò che accadde tra Jung e Sabina potremmo liquidarlo velocemente, ma non saremmo ancora qui a parlarne, a farci film, il fatto è che quell'incontro tra un uomo e una donna, quell'amore aveva una cornice particolare, un setting ben definito, almeno fino ad un certo punto, basato sulla teoria psicoanalitica, il nuovo metodo inventato da Freud.
Il fallimento di Jung con Sabina, che pure “guarisce” almeno dal male peggiore, diviene fallimento della trasmissione della nuova disciplina almeno per come Freud l'aveva immaginata. Tutti e tre i protagonisti falliscono in qualcosa, si mettono a discutere a chi di loro spetti la scoperta dell'istinto di morte, invenzione di Sabina, che però nasce in un contesto appassionato di amore e di scambio culturale. Jung tenta di appropriarsi della scoperta di Sabina, un furto di idee cui Freud porrà termine, dicendo però che resta qualcosa di poco chiaro in ciò che Sabina teorizza. Tutti e tre perdono qualcosa di importante del loro straordinario scambio intellettuale che era stato così fertile e aveva fatto risorgere Sabina dal buio della follia.
Le gelosie, le invidie tra uomo e donna, tra maestro e allievo, l'arroganza del giovane Jung ricco, dotato, ariano, la rigidità del maturo Freud che non sa affidare la sua amatissima psicoanalisi, il delirio d'amore di Sabina. La non risoluzione del transfert erotico di Sabina nei suoi confronti farà sì che la passione per il suo medico Jung la accompagnerà tutta la vita ed è ragionevole supporre che la Spielrein esercitò su Jung un’influenza unica sia nel determinare il suo allontanamento da Freud che nella conseguente cristallizzazione delle sue idee. Tale passione conoscerà momenti di intensità diversa fino al delirio erotico, nella fantasia più volte ripresa di avere da Jung il figlio semidio Sigfrido, e a quello paranoide, quando si sente da lui derubata delle sue idee più creative. Una componente maniacale del suo pensiero non analizzata da Jung si intravede nel progressivo allontanamento dalla realtà di Sabina che continuerà a negare elementi di realtà fino ad andare incontro ai suoi carnefici a Rostov, mentre avrebbe potuto mettere in  salvo se stessa e le figlie, perché, cito da una sua lettera, non può credere che i tedeschi possano mai farle del male. Sappiamo invece che fu uccisa nella sinagoga di Rostov nel 1942 in un eccidio collettivo.
Alla luce di ciò il titolo del suo lavoro più famoso “Destruction as a cause of coming into being” “La distruzione come causa della nascita dell'essere”(1912) acquista una valenza negativa più nella direzione della morte che della vita e riapre il tema del “dangerous method” e di ciò che Jung non poté curare della sua geniale paziente Sabina Spielrein, perché lo agì concretamente provocando una ripetizione del trauma che avrebbe voluto curare.
La seduzione, il transfert erotico e il controtransfert agito di Jung sono gli elementi non elaborati del suo rapporto con l'affascinante paziente che doveva schiudergli i segreti più profondi della psicoanalisi e che lo ha segnato per tutta la vita, insieme alla vicenda del suo rapporto con Freud, probabile riedizione del suo conflitto edipico mai risolto del tutto.
 
Cronenberg ha detto di avere compiuto una attenta ricerca sui dettagli di questa vicenda, di avere letto più di un centinaio di lettere del carteggio che Freud, Jung e Sabina si scambiarono nell'arco di 10 anni, spesso citandosi l'un l'altro e la sceneggiatura del film è molto rispettosa dei fatti che sono rivelati dalle lettere.
Egli ha dichiarato che negli ultimi 15 anni la gente sta ritornando a Freud.
E io sono d'accordo con lui.

Paola Golinelli

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