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Commenti dal salotto

Le serie sono poco serie?

( a cura di Roberto Verlato)

Parliamo di TV. E di serie televisive. Un genere fino a qualche anno fa giudicato con  sufficienza e atteggiamento critico dal pubblico più acculturato, dai cinefili e dagli intellettuali in genere e spesso considerate un  prodotto di serie B, quasi come i fotoromanzi o, un tempo, i romanzetti d’appendice. Salvo poi in tempi più recenti trovare tra gli stessi intellettuali  appassionati e talvolta acritici sostenitori, tanto da essere considerate espressioni di un’avanguardia cultural-popolare dal successo travolgente ed ormai inarrestabile.
Molti ricorderanno l’esilarante intellettuale messo in scena da Nanni Moretti in “Caro diario”   
che, dopo 30 anni di astinenza dalla TV e dopo aver ripetutamente e dottamente citato Hans Magnus Enzensberger e K.Popper, perde la testa per  “Beautiful” e fugge da Alicudi alla ricerca di un televisore.
Senza arrivare a tanto non si può non osservare quanto sia da tempo cambiata la qualità dei serial televisivi ed il tipo di pubblico che li segue, formato sempre più da studenti, giovani e professionisti.  E tra i registi, ideatori e realizzatori dei serial crescono i grandi nomi del cinema cosiddetto d’autore.
Dopo il David Lynch di Twin Peaks all’inizio degli anni ’90, molti altri hanno percorso questa strada:  Martin Scorsese (Boardwalk Empire),  Ridley Scott (The man in the high castle), Jane Campion (Top of the Lake),  Gus Van Sant,  Michael Mann ed ora anche il nostro Paolo Sorrentino che dopo “Il Divo” e “La grande bellezza”  ha realizzato con grande successo l’adattamento per la tv di “Gomorra” e sta per girare una serie dal titolo “The Young Pope”.
Diversi scrittori di talento, come Jonatan Franzen, alternano la scrittura di un romanzo alla realizzazione di una sceneggiatura per la TV.  Come qualche anno fa F.Scott Fitzgerald faceva con il cinema.
Si può davvero ancora dire che le serie T.V. sono poco serie?

Ma al di là del successo mediatico e l’importanza e la fama di attori e registi coinvolti i serial televisivi stanno guadagnando sempre più spazio anche nel nostro lavoro, nella mente e nell’immaginario dei nostri pazienti come capita di osservare sempre più spesso nella stanza d’analisi.
Forse perchè come i buoni film, le favole ed i grandi romanzi sanno, a volte, mettere in scena paure, desideri,emozioni allo stesso tempo universali e inconfessabili.
Come scriveva Aldo Grasso, docente di Storia e critica della televisione all’Università Cattolica di Milano, sul Corriere della sera nel novembre 2011:  
“È difficile che un ragazzo si accosti ancora alla grande narrativa ottocentesca. Ma è molto probabile che in alcune serie trovi orme di soluzioni linguistiche tratte da quegli autori (ben conosciuti dagli sceneggiatori). Succede, insomma, che l’educazione sentimentale degli adolescenti di tutto il mondo si formi ora sui «teen drama »: non più sul romanzo ma sul telefilm di formazione. Nelle forme espressive della serialità televisiva, la cultura americana ha trovato lo spazio ideale per dare forma di racconto a una visione del mondo, per restituire un’immagine della società dispiegata attraverso un impianto narrativo che renda ragione della sua complessità.”

Per questo abbiamo deciso di dedicare una sezione della rubrica cinema di questo sito a brevi recensioni delle serie televisive che più ci hanno colpito. Tanto più che oggi sono molte le piattaforme televisive (Sky etc..) che trasmettono quasi in contemporanea  le migliori serie televisive prodotte in tutto il mondo, senza contare la possibilità di vederle in streaming e, come sempre più spesso accade soprattutto tra i più giovani, in lingua originale.

Nella apposita sezione dell'Archivio è possibile trovare tutte le recensioni passate, mentre qui di seguito sono linkate quelle di recente interesse:

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