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  Attività culturali

Recensione: Torneranno i prati

(a cura di Manuela Martelli)

“Al mio papà, che mi raccontava sempre della guerra”
Più o meno questa è la dedica finale che chiude il film “Torneranno i prati”, ultima opera in bianco e nero di Ermanno Olmi, uscita nelle sale cinematografiche nel mese di novembre 2014.
La prima guerra mondiale sul fronte Nord-Est nel 1917 è raccontata attraverso la vicenda di un gruppo di soldati. Siamo dentro alla loro storia nelle poche ore della notte che sarà per loro decisiva.

Fa da cornice agli uomini uno splendido paesaggio di montagna, dove il bianco della neve e delle sue tempeste, si associa e scambia con il bianco della luna, muta.
“Che fai tu luna, in ciel? Dimmi che fai, silenziosa luna?”

Il bianco e nero della pellicola sembra dare alla storia un carattere universale, mentre le inquadrature cercano di cogliere il singolo individuo, la sua storia, i suoi sentimenti.
“Dite al comando i caduti! Non i numeri ma i nomi..i nomi!” urla il comandante della truppa, che si trova ad assistere impotente alla morte assurda dei suoi. E che per dissociarsi da questa assurdità, fa una scelta determinante, quella che forse a tutti noi il regista chiederebbe di fare
“Restituisco i gradi e mi riprendo la mia dignità”

La vicenda ci interroga sul ricordo e l'oblio, su come ognuno di noi faccia i conti con la guerra e la distruttività umana, con l'obbedienza e la scelta personale.
“La guerra è una bestia che gira e non si ferma mai” dice una seconda scritta che chiude il film e prelude ai titoli di coda, dove i nomi dei singoli protagonisti ricordano le liste dei caduti che si intravedono nelle lapidi comuni e nei memoriali dei cimiteri. Uno per uno...per non dimenticare.

Il tema della distruttività umana, di questa prima guerra mondiale di cui ricorre il centenario, ci riporta al come sia possibile ricordare e vivere.
Il narratore del film, che solo introduce e conclude, ha una voce potente e disarmante ad un tempo, mesta e rassegnata; è un testimone muto, tanto quanto la luna, ma più partecipe attraverso i suoi piccoli gesti di accudimento alle sofferenze dei soldati.
Suo è il commento conclusivo alle vicende: “Qui torneranno i prati e di quello che abbiano patito non si ricorderà più niente..non sembrerà vero”. Questo è il tremendo destino che il regista ci mette di fronte chiedendoci se lo vogliamo o meno condividere, dimenticandoci di quei morti, molti dei quali rimasero seppelliti sotto la neve, non più cercati da nessuno, non dai loro parenti ma neanche da chi avrebbe potuto almeno ricordarli.

Lui fa la sua scelta con questo film, dove cerca di farci rivivere quella vicenda da dentro, proprio perchè possiamo poi ricordarla.
“Sono entrato in questa trincea un'ora fa e la mia vita è cambiata, ho dimenticato la mia giovinezza, i miei sogni...” dice un tenente che si ritroverà, senza poterlo scegliere, nel gruppo dei soldati di cui condividerà la sorte. Anche noi che scegliamo di vedere questo film, ci troviamo coinvolti senza poterci tenere in disparte, siamo dentro quella trincea come ognuno di quegli uomini. E forse ci sentiremo in colpa di non essere là come ,viene detto da uno di loro, si sentivano i familiari a casa.

Ma come è possibile essere testimoni e vivere quel dolore terribile, quella sofferenza che si carica ancora di più per il fatto di essere frutto della lotta dell'uomo contro l'uomo?
Eppure, si dice nel film ,” Un uomo non è tale se non perdona”.
Forse perdonare non è facile, spesso non è possibile. Ma per tutti rimane la sfida del vedere il dolore senza soccombere, del ricordare senza smettere di vivere.

A tutti noi si rivolge questa sfida, nelle nostre vite come nei nostri studi, come analisti e psicoterapeuti.
Anche nel nostro lavoro condividiamo il dolore, “Sono entrato in questa guerra che immaginavo ma non conoscevo”, dice il giovane tenente.
Così noi, davanti al film, così noi davanti alle nostre vite.
Così noi davanti ai nostri pazienti, che cerchiamo silenziosamente di guardare, a cui tamponiamo certe ferite sanguinanti. Con cui scegliamo di non dimenticare.

I volti dei soldati di quella guerra si mescolano e confondono con i volti dei nuovi sacrificati di oggi, i combattenti di una guerra esterna e interna. Di tutti quelli che hanno patito per scelte sbagliate, le grandi scelte, quelle del potere, e le piccole scelte, quelle dei co-protagonisti della vita di ciascuno di noi.
Il regista sembra offrirci le sue strade per non dimenticare ma anche vivere: guardare la natura nella sua vitalità (certe inquadrature del film sono davvero potenti nella loro forza eterna), coltivare le relazioni e in esse compatire il dolore ma anche condividere la gioia, come quella piccola di un canto di terre lontane.
Così ognuno di noi può cercare di ricordare vivendo.


Novembre 2014, Manuela Martelli

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